
9) I quattro gradi della conoscenza.
In questo passo del sesto libro della Repubblica Platone
sottolinea la distinzione fra il mondo visibile e quello
intelligibile, all'interno dei quali si procede a una ulteriore
distinzione fra gli enti (sensibili e intelligibili) e la loro
immagine. La separazione fra mondo dei sensi e mondo
dell'intelletto non esclude una forma di comunicazione tra le due
realt, quella comunicazione garantita dalla dialettica della
partecipazione. Cos, anche sul piano della conoscenza  possibile
individuare una forma di continuit: 
il segmento proposto da
Platone  s diviso in quattro, ma rimane uno. Al livello pi
basso sta l'immaginazione (eikasa), cui segue la credenza
(pstis). A livello intelligibile troviamo la conoscenza
matematica (dianoia) e la filosofia (nesis). La dianoia si viene
a trovare in una zona intermedia fra la nesis e la dxa. La
conoscenza filosofica (nesis), una volta raggiunta, non ha pi
bisogno di punti di appoggio: essa  completamente autonoma nel procedere dialettico, in un movimento che va dalle Idee alle Idee.
Socrate ha qui come interlocutore Glaucone.
Repubblica, 509d-511e (vedi manuale pagine 93-94).
1   [509 d] - Ebbene, ripresi, immagina che, come stiamo dicendo,
siano essi due princpi, e che reggano uno il genere e il mondo
intelligibile, l'altro quello visibile. Mi esprimo cos perch
dicendo mondo celeste non ti da l'impressione di sofisticare
sul nome. ti rendi conto di queste due specie, visibile e
intelligibile? - Me ne rendo conto. - Supponi ora di prendere una
linea bisecata in segmenti ineguali e, mantenendo costante il
rapporto, dividi a sua volta ciascuno dei due segmenti, quello che
rappresenta il genere visibile e quello che rappresenta il genere
intelligibile; e, secondo la rispettiva chiarezza e oscurit, tu
avrai, [e] nel mondo visibile, un primo segmento, le immagini.
Intendo per immagini in primo luogo le ombre, poi i [510 a]
riflessi nell'acqua e in tutti gli oggetti formati da materia
compatta, liscia e lucida, e ogni fenomeno simile, se comprendi. -
Certo che comprendo. - Considera ora il secondo, cui il primo
somiglia: gli animali che ci circondano, ogni sorta di piante e
tutti gli oggetti artificiali. - Lo considero, rispose. - Non
vorrai ammettere, feci io, che il genere visibile  diviso secondo
verit, ossia che l'oggetto simile sta al suo modello come
l'opinabile [b] sta al conoscibile? - Io s, disse, certamente. -
Esamina poi anche in quale maniera si deve dividere la sezione
dell'intelligibile. - Come? - Ecco: l'anima  costretta a cercarne
la prima parte ricorrendo, come a immagini, a quelle che nel caso
precedente erano le cose imitate; e partendo da ipotesi,
procedendo non verso un principio, ma verso una conclusione.
Quanto alla seconda parte, quella che mette capo a un principio
non ipotetico,  costretta a cercarla movendo dall'ipotesi e
conducendo questa sua ricerca senza le immagini cui ricorreva in
quell'altro caso, con le sole idee e per mezzo loro. - Non ho ben
compreso, rispose, queste tue parole. - Ebbene, [c] ripresi,
torniamoci sopra: comprenderai pi facilmente quando si sar fatta
questa premessa. Tu sai, credo, che coloro che si occupano di
geometria, di calcoli e di simili studi, ammettono in via
d'ipotesi il pari e il dispari, le figure, tre specie di angoli e
altre cose analoghe a queste, secondo il loro particolare campo
d'indagine; e, come se ne avessero piena coscienza, le riducono a
ipotesi e pensano che non meriti pi renderne conto n a se stessi
n ad [d] altri, come cose a ognuno evidenti. E partendo da
queste, eccoli svolgere i restanti punti dell'argomentazione e
finire, in piena coerenza, a quel risultato che si erano mossi a
cercare. - Senza dubbio, rispose, questo lo so bene. - E quindi
sai pure che essi si servono e discorrono di figure visibili, ma
non pensando a queste, s invece a quelle di cui queste sono
copia: discorrono del quadrato in s e della diagonale in s, ma
non di quella che tracciano, e [e] cos via; e di quelle stesse
figure che modellano e tracciano, figure che danno luogo a ombre e
riflessi in acqua, si servono a loro volta come di immagini, per
cercar di [511 a] vedere quelle cose in s che non si possono
vedere se non con il pensiero, dianoeticamente. - E' vero quello
che dici, rispose.
2   - Ecco dunque che cosa intendevo per specie intelligibile, e
dicevo che, ricercandola, l'anima  costretta a ricorrere a
ipotesi, senza arrivare al principio, perch non pu trascendere
le ipotesi; essa si serve, come d'immagini, di quegli oggetti
stessi di cui quelli della classe inferiore sono copie e che in
confronto a questi ultimi sono ritenuti e stimati evidenti realt.
- Comprendo, disse, che ti [b] riferisci al mondo della geometria
e delle arti che le sono sorelle. - Allora comprendi che per
secondo segmento dell'intelligibile io intendo quello cui il
discorso attinge con il potere dialettico, considerando le ipotesi
non princpi, ma ipotesi nel senso reale della parola, punti di
appoggio e di slancio per arrivare a ci che  immune da ipotesi,
al principio del tutto; e, dopo averlo raggiunto, ripiegare
attenendosi rigorosamente alle conseguenze che ne derivano, e cos
discendere alla conclusione senza [c] assolutamente ricorrere a
niente di sensibile, ma alle sole idee, mediante le idee passando
alle idee; e nelle idee termina tutto il processo. - Comprendo,
rispose, ma non abbastanza. Mi sembra che tu parli di una
operazione complessa. Comprendo per il tuo desiderio di precisare
che quella parte dell'essere e dell'intelligibile che 
contemplata dalla scienza dialettica  pi chiara di quella
contemplata dalle cosiddette arti, per le quali le ipotesi sono
princpi; e coloro che osservano gli oggetti delle arti sono
costretti, s, a osservarli con il pensiero senza ricorrere ai
sensi, ma [d] poich li esaminano senza risalire al principio,
bens per via d'ipotesi, a te sembrano incapaci d'intenderli,
anche se questi oggetti sono intelligibili con un principio. E, a
mio avviso, tu chiami pensiero dianoetico, ma non intelletto, la
condizione degli studiosi di geometria e di simili dotti, come se
il pensiero dianoetico venisse a essere qualcosa di intermedio tra
l'opinione e l'intelletto. - Hai capito benissimo, feci io. Ora
applicami ai quattro segmenti questi quattro processi che si
svolgono nell'anima: applica [e] l'intellezione al pi alto, il
pensiero dianoetico al secondo, al terzo assegna la credenza e
all'ultimo l'immaginazione; e ordinali proporzionalmente,
ritenendo che essi abbiano tanta chiarezza quanta  la verit
posseduta dai loro rispettivi oggetti. - Comprendo, rispose, sono
d'accordo e li ordino come dici

 (Platone, Opere, volume secondo, Laterza, Bari, 1967, pagine 334-
337).

